Contenuti social: quali sono i migliori?

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Contenuti social: quali sono i migliori?

Aprire una pagina social è un’ottima scelta strategica per farti conoscere da un parterre di clienti più ampio, facendo particolare attenzione a scegliere la piattaforma più giusta. L’hai già fatto? Ottimo! Ora, però, è necessario pensare a quali contenuti postare.

Eh sì, essere presenti sui social e basta non è sufficiente. La tua pagina è a tutti gli effetti una vetrina digitale che permette ai naviganti del web di capire qualcosa di più sul tuo lavoro e sui servizi che offri.

Facciamo un esempio pratico: immagina di vedere il volantino di un supermercato che si è appena inaugurato nella tua città. Ha dei prezzi vantaggiosi, sì, ma le immagini degli articoli sono confusionarie, sfocate e non ti comunicano il senso di ordine e igiene che ricerchi da un supermercato. Ci andresti mai?

Probabilmente no, e forse perderesti l’occasione di scoprire che la realtà è diversa da ciò che avevi immaginato: il supermercato è ordinatissimo, pulitissimo e offre dei prodotti di qualità.

Lo stesso concetto si applica anche al web: se avrai dei contenuti esteticamente curati e concettualmente rilevanti gli utenti saranno più propensi a:

  • mettere like e commentare;
  • far conoscere la tua pagina ai loro amici;
  • chiedere informazioni;
  • rivolgersi a te quando avranno bisogno dei tuoi servizi.

Questa è l’essenza del content marketing, una strategia di fondamentale importanza nella gestione dei social. Attraverso il suo utilizzo si costruisce la brand awareness di un’attività, che a sua volta permette la nascita di una community interessata, attiva, fondata su valori condivisi.

Vediamo insieme quali sono le linee guida per creare una pagina social di successo.

Contenuti informativi

Anche chiamati how-to content, il loro scopo è quello di aiutare l’utente a capire qualcosa di più sul tuo brand e sui prodotti o servizi che offre. Fornire consigli e informazioni gratuite ai propri utenti è uno dei modi più efficaci per fidelizzarli, perché aumenta la credibilità e l’autorevolezza del brand.

Immagina che ci sia un’azienda che produce burro. Chi seguirebbe con trasporto e interesse la pagina Facebook di un brand di burro? Gli utenti saranno sicuramente pochi, se i contenuti pubblicati sono foto del panetto, differenziate unicamente dallo sfondo.

Immagina, ora, che l’azienda parli dei campi verdissimi in cui le mucche pascolano serenamente; oppure che suggerisca una ricetta golosa da preparare con il loro prodotto per il pranzo della domenica. Il loro seguito sarà sicuramente più coinvolto e aumenterà l’engagement della pagina, facendole pubblicità e preferendo il suo brand ad altri.

Contenuti di intrattenimento

In questo blog consideriamo i social network dal punto di vista funzionale alla pubblicizzazione del nostro brand. Ma, al di fuori della sfera commerciale, essi sono il punto di ritrovo di un numero esorbitante di gente che vuole rilassarsi e distrarsi dalla frenesia di tutti i giorni.

E cosa può venire in soccorso di qualcuno che vuole soltanto staccare? Il cosiddetto branded entertainment, un contenuto che riesce a catturare e mantenere l’attenzione del consumatore per un tempo quanto più lungo possibile.

Per creare contenuti come questo bisogna sfruttare lo storytelling, una tecnica narrativa che collega con un filo rosso le diverse pubblicazioni di una stessa pagina. Qualsiasi formato tu abbia in mente può essere funzionale per intrattenere i tuoi utenti: dal cortometraggio alla miniserie a episodi su internet, dalle riviste ai giochi promozionali ai podcast.

Contenuti ispirazionali

Forse questo è il tipo di contenuto più difficile da sviluppare, perché si prefigge come obiettivo quello di raccontare una storia. Attraverso parole e immagini d’impatto, gli utenti riescono a riflettere, emozionarsi e a credere nelle proprie capacità.

I contenuti più apprezzati sono quelli in cui compare una citazione motivazionale, oppure i racconti di gente che è partita dal basso e ha raggiunto le vette del successo. Così anche gli utenti si sentono incoraggiati a dare il massimo per raggiungere i propri sogni e obiettivi.

I maggiori utilizzatori di contenuti ispirazionali sono i brand sportivi. Adidas e Nike sono le prime aziende che vengono in mente con i loro motti “Impossible is nothing” e “Just do it”. E già solo così fanno venire voglia di correre la maratona di New York senza uno straccio di preparazione atletica! Un’azienda che sprona i suoi utenti a credere in sé stessi sarà sempre la prima a cui i consumatori penseranno quando avranno bisogno di comprare un qualsiasi articolo sportivo.

Un esempio che vale per tutti 

La teoria l’abbiamo elencata, ma passare alla pratica è la vera impresa. Perciò ti suggeriamo di andare a sbirciare un brand che utilizza tutte e tre queste modalità di contenuti con ottimi risultati, così da prendere spunto.

Stiamo parlando di Veralab, il marchio di prodotti per la cura della persona ideato da Cristina Fogazzi, alias Estetista Cinica. Sulle sue pagine social troverai post informativi, di intrattenimento e ispirazionali, che restituiscono una formula comunicativa efficace!

E se vuoi saperne di più…

… ti ricordiamo, come al solito, di seguirci sulle nostre pagine Facebook, Instagram e LinkedIn per rimanere sempre aggiornato sulla pubblicazione degli articoli della “Guida interattiva per imprenditori”!

A presto!

Social

Scopri qual è il social adatto
per il tuo business!

I social network, a oggi, sono diventati dei canali di diffusione di contenuti molto veloci e di facile accessibilità per tutti. Negli ultimi anni il numero delle piattaforme social è cresciuto ed è aumentato l’utilizzo che ognuno di noi fa di queste app: basti pensare che praticamente tutti possiedono uno smartphone e sono iscritti ad almeno un social network che utilizzano quotidianamente.

Con questi presupposti la presenza online della tua azienda diventa fondamentale per farti trovare con più facilità dai tuoi futuri clienti (acquisizione contatti) e anche per poter restare in contatto con i clienti già acquisiti (fidelizzazione).

Essere presenti online, però, non è facile! Uno degli errori principali è quello di non conoscere quali sono i social in linea con la propria azienda. Soprattutto per quanto riguarda le piccole e medie imprese (PMI), è importante scegliere il canale adatto su cui investire (in termini di tempo e denaro) in produzione di contenuti, gestione social e sponsorizzazione per comunicare al meglio il prodotto o il servizio da vendere, i valori aziendali e tutte le informazioni di cui si vuole parlare.

Quindi come fare a scegliere il social giusto per il tuo business?

Per districarti al meglio tra le varie app e piattaforme dovrai conoscere il pubblico che utilizza maggiormente quel social, il suo obiettivo e il tipo di contenuti trattati.

E in questo ti aiutiamo noi! Facciamo insieme un piccolo tour all’interno dei social per scoprirne tutti i segreti.

Facebook

Partiamo da Facebook, chi lo utilizza davvero?

Possiamo dire che Facebook è diventato un social più “adulto”. La maggioranza degli utenti che lo utilizzano ha un’età superiore ai 35 anni; gli adolescenti, invece, si stanno spostando man mano verso altre piattaforme più nuove e di maggiore intrattenimento. Questo significa che gli utenti di Facebook appartengono alla fascia di età lavorativa e quindi, grazie ai contenuti sulla pagina e alle sponsorizzate, si può raggiungere una bella fetta di mercato spendente. Utilizzando un linguaggio e una presentazione del prodotto adatta a un pubblico over 35, Facebook può essere il social di riferimento per il tuo brand.

Le pagine Facebook di Taffo e Ceres, a esempio, attraverso un tone of voice simpatico  e sfruttando termini ed eventi (instant marketing) che catturano l’attenzione di un pubblico adulto, riescono a centrare favolosamente il loro target di riferimento e ad accrescere la brand identity e anche le vendite.

Instagram

Al contrario di Facebook, Instagram è un social utilizzato da utenti under 35. La fascia d’età predominante è principalmente quella dai 25 ai 34 anni che passa una media di 30 minuti al giorno sull’app. Se il tuo brand o servizio si rivolge a un target di giovani adulti, ti sarà molto utile creare contenuti rivolti a loro sfruttando non solo elementi fotografici esteticamente appaganti, ma anche stories e video reel. Oltre agli elementi visuali, anche Instagram sfrutta le sponsorizzate e gli strumenti shopping, forniti dal social, per accompagnare i follower all’acquisto sul proprio e-commerce o per creare un mini shop in piattaforma.

Il brand beauty Espressoh incarna perfettamente queste caratteristiche: un profilo dalle tonalità soft totalmente in armonia tra loro, il prodotto è sempre ben in evidenza, i contenuti fotografici e video sono originali e sono rivolti ad un target sui 25/30 anni. Sul profilo è presente il collegamento al proprio e-commerce e, inoltre, è stato creato lo shop Instagram per un acquisto rapido tramite social e una diffusione a raggio più ampio.

Ma dove sono finiti gli utenti più giovani?

TikTok

L’attenzione della generazione Z è stata incanalata prevalentemente su TikTok, dove i giovani utenti trascorrono una media di 52 minuti al giorno. I mini video dai contenuti sempre nuovi e originali sono diventati una tendenza. Tra chi produce attivamente i contenuti e chi è solo un fruitore, TikTok è tra le piattaforme più apprezzate non solo dai giovanissimi ma anche da una fetta di adulti innamorati delle novità. Questo social è un ottimo strumento per un’azienda che ha bisogno di comunicare con un target prevalentemente al di sotto dei 25 anni e dal tone of voice simpatico, utilizzando messaggi brevi per parlare del proprio prodotto sotto forma di video. Per far avvicinare i giovani all’arte, la Galleria degli Uffizi ha utilizzato un profilo TikTok in cui sfrutta i trend della piattaforma. Statue e quadri parlano e si muovono grazie agli effetti messi a disposizione da TikTok, dando vita a siparietti simpatici e originali in ogni mini video.

YouTube

Nell’ultimo periodo i video sono diventati la tendenza nel campo dei contenuti. Più performanti dal punto di vista comunicativo e più apprezzati dagli utenti dei social, hanno portato vecchie e nuove piattaforme a un nuovo livello di espressione. Non dimentichiamo però che esiste un social nato con lo scopo di essere un contenitore di video: YouTube. La piattaforma conta 2,5 miliardi di utenti nel mondo ed è stata scaricata sul cellulare dal 79% degli utenti del web. Il target principale include utenti tra i 19 e i 44 anni, racchiudendo quindi una fascia più ampia di utenti rispetto agli altri social. Il 62% delle aziende possiede già un canale YouTube professionale, che utilizza non solo per la semplice condivisione di video ma anche come strumento per caricare i filmati sui siti tramite link. Inoltre, il 90% degli utenti YouTube ha affermato di aver scoperto nuovi prodotti o brand durante la visione dei contenuti della piattaforma perché pubblicizzati dai creator. Se hai la possibilità di produrre video, YouTube può essere adatto al tuo brand.

Spesso si inizia a registrare video nella propria stanzetta e si finisce per creare un proprio brand. Come nel caso di Clio Make-up che, partendo da video tutorial make-up, è riuscita a mettere su un proprio marchio beauty. La notorietà nata grazie ai suoi tutorial, l’ha portata a un fatturato annuo che si aggira intorno ai 10 milioni ricavato tra vendita dei prodotti tramite sito o tramite i suoi store fisici temporanei. Un chiaro esempio di personal branding tramutato in prodotti grazie a YouTube.

Twitch

Se YouTube è utilizzato come contenitore di video di ogni tema, Twitch invece ha un’utenza un po’ più di nicchia e un’utilità differente.

Partiamo dalla funzionalità del social: Twitch è una piattaforma di proprietà di Amazon che serve per pubblicare video in live-streaming. La fascia d’età coinvolta e gli argomenti trattati sono ridotti rispetto a YouTube. Infatti il target di Twitch comprende utenti che hanno tra i 18 e i 34 anni, interessati a seguire in live argomenti come e-sport, tecnologia, manga, sostenibilità ambientale, parità di genere e sociale, inclusività ed eventi sportivi. Intorno alle giocate live di videogame e ai video blog si creano delle vere e proprie community fidelizzate che dànno a chi produce i contenuti la possibilità di monetizzare.

La presenza dei brand su Twitch è spesso indiretta: ci si affida a streamer per mostrare i prodotti durante le live o per ricevere donazioni durante la diretta. Soprattutto i brand di gaming si affidano alle collaborazioni con streamer che pubblicano delle live di gameplay, durante le quali riprendono l’andamento della partita del videogame di cui fanno lo sponsor.

Un esempio di marketing su Twitch è sicuramente l’evento Formula E Unlocked di Porsche, tenutosi nel 2019, in cui si promuoveva il nuovo modello 99X Electric. Attraverso una live in modalità gioco durata quattro ore, gli spettatori erano portati a interagire con la diretta Twitch attraverso domande e votazioni. Obiettivo finale è stato il reveal della nuova automobile.

Questo evento online ha utilizzato gli strumenti di Twitch per promuovere il brand e il prodotto tra i giovani, grazie anche all’utilizzo di un tone of voice da gamer.

Twitter

Dalle live e video blog ai micro blog di Twitter. In questo social è possibile esprimersi utilizzando pochi caratteri e soprattutto aggiungendo hashtag tematici da seguire. Di solito è usato per raccontare o commentare eventi e programmi tv. Puoi utilizzare il tuo profilo come un blog e cominciare conversazioni e connettersi in real time commentando macro argomenti e creando così una vera e propria community. La fascia d’età più presente è quella dai 25 ai 35 anni ed è lievemente superiore la presenza di genere maschile (53%).

Secondo le statistiche sui comportamenti, il 73% degli utenti Twitter è molto interessato a provare nuovi prodotti e il 97% di loro influenza l’acquisto da parte di parenti e amici di prodotti di cui ha sentito parlare sulla piattaforma. Gli argomenti più trattati sono film, musica, viaggi e food. E proprio nell’ambito food, un brand come Oreo riesce ad arrivare con efficacia al suo target tramite il suo tone of voice creativo e soprattutto utilizzando l’elemento più forte della piattaforma: l’hashtag. Guidati dall’hashtag #MyOreoCreation, gli utenti hanno seguito e partecipato al contest. La notorietà del brand sulla piattaforma è aumentata e anche le relative vendite dei prodotti promossi dal contest.

LinkedIn

Ultimo ma non meno importante è LinkedIn. Linkedin è utilizzato soprattutto per fare rete tra professionisti di settore più o meno esperti, offrire e cercare lavoro e parlare di sé e della propria azienda attraverso successi lavorativi o trend topic. I profili personali e le pagine aziendali sono delle vetrine professionali, una specie di CV interattivi, dove puoi conoscere l’esperienza della persona o del brand e confrontarti su argomenti riguardanti il mondo del lavoro o scoprire novità di settore. Il tone of voice utilizzato è più formale, quasi istituzionale. I tool a disposizione dell’azienda sono sia gratuiti che a pagamento e riguardano principalmente il recruiting. L’età media degli utenti è stimata sui 44 anni e la vendita di prodotti e servizi è orientata più a un business B2B che B2C. Sicuramente in questa piattaforma l’intrattenimento è inferiore all’informazione ma è comunque un elemento presente utilizzato da alcune pagine (spesso sotto forma di meme) per ironizzare su alcuni aspetti del mondo del lavoro. Un esempio a riguardo è sicuramente Legolize, che è riuscito a utilizzare l’ironia del meme anche su Linkedin per parlare di temi riguardanti il mondo del lavoro (soprattutto digitale). In maniera originale è riuscito a spostare il focus dai temi simpatici al merchandising e al videogioco di loro produzione.

La giusta strategia

Dopo aver conosciuto i dettagli su target e obiettivi di tutti questi social e su come sono stati usati in modo efficace dai grandi brand, ora tocca a te scegliere le piattaforme più adatte al tuo business.

Grazie a queste informazioni e all’analisi del tuo pubblico, sarai capace di creare una strategia che, con contenuti diversificati, riesca ad arrivare al tuo cliente-tipo.

Ovviamente questa scelta certosina del social adatto è una prerogativa delle PMI che possiedono un budget medio-basso e hanno bisogno di investire su una fetta altamente inerente al prodotto per poter raggiungere l’obiettivo.

Grandi brand e grandi budget sono presenti su tutte le piattaforme social con la giusta strategia di diversificazione dei contenuti. Lavorando su grande scala hanno la possibilità di raggiungere un target più ampio, che sappia coinvolgere e avvicinare anche un pubblico che non corrisponda necessariamente alla loro buyer persona.

Tu cosa sceglieresti?

Il mondo dei social network e del digital marketing è molto variegato e tutto da scoprire. Per fare la scelta giusta c’è sempre bisogno di aggiornarsi e conoscere al meglio l’argomento.

Se vuoi saperne di più, non ti resta che seguirci su Facebook, Instagram e LinkedIn, dove pubblicheremo tutti gli aggiornamenti della nostra “Guida interattiva per imprenditori”.

Nel frattempo puoi commentare l’articolo sui nostri profili e farci sapere qual è il social adatto per la tua azienda. Oppure puoi affidarti a noi per una strategia su misura per te!

Coming soon… Ti aspettiamo nel prossimo articolo!

Grafica

Le differenze tra logo e marchio:
facciamo chiarezza

Elemento imprescindibile per il riconoscimento di una marca è senza ombra di dubbio il suo logo… o forse sarebbe meglio chiamarlo marchio? Ecco, questo piccolo dubbio è molto più comune di quanto si pensi e, spesso, si sente parlare di logo e marchio di un brand senza fare alcuna distinzione tra i due. Come? Anche tu hai sempre pensato che queste parole fossero sinonimi tra loro? Allora sei stato davvero fortunato a capitare su questo articolo. Qui faremo chiarezza sulle differenze tra logo e marchio e perché tale distinzione può essere cruciale per la tua azienda!

Il logo: una definizione

Il logotipo, per gli amici logo, è per definizione la rappresentazione grafica del nome di un prodotto o di un’azienda. In poche parole è il nome di una marca che diventa facilmente riconoscibile perché rimane sempre uguale a sé stesso: è caratterizzato dallo stesso lettering e dalla stessa sequenza di colori, elementi che lo rendono distinguibile dalla grande mole di aziende in circolazione.

Per fare un esempio su tutti, probabilmente il più famoso, possiamo citare il logo della Coca-Cola. Questo logotipo è rimasto praticamente quasi immutato dalla data della sua creazione, nel 1887, e forse è proprio per questo motivo che ancora oggi lo riconosciamo anche solo vedendolo da lontano. Ma il logo è solo una delle parti che compongono la brand identity.

Questo elemento grafico è spesso accompagnato da altri elementi, altrettanto fondamentali per la definizione dell’identità di un’azienda: il pittogramma e il payoff. Il pittogramma è un simbolo caratterizzato da semplicità, riconoscibilità e immediatezza e spesso finisce con l’identificare l’intero brand. Il payoff è una frase (ma più spesso sono poche parole) che rafforza il messaggio che il pittogramma vuole comunicare, divenendo a sua volta elemento fondamentale per il riconoscimento della marca.

E allora cos’è il marchio?  

Il marchio è un concetto giuridico: qualsiasi elemento della brand identity può diventare un marchio, se opportunamente depositato come prescritto dalla legge italiana. Scopo ultimo della registrazione è difendere il proprio o i propri segni grafici distintivi da tentativi di plagio e contraffazione. A seconda della registrazione che si sceglie di compiere, la protezione del marchio si limita al territorio italiano, a quello europeo o a quello mondiale, oppure si può scegliere di coprire un numero determinato di Paesi esteri, di propria scelta.

I segni soggetti a registrazione in Italia sono:

  • Parole. In questa categoria rientrano sia i nomi dei brand (ad esempio Nike) che i loro payoff (per rimanere in tema, lo slogan famosissimo e inspirational Just do it.”);
  • Disegni. Viene difficile al giorno d’oggi vedere l’immagine di un occhio azzurro stilizzato dalle lunghe ciglia nere e non pensare a Chiara Ferragni, vero? La stessa cosa vale per la sirena bianca su sfondo verde, che immediatamente rimanda alla famosa catena di caffè Starbucks;
  • Lettere singole e monogrammi. Uno dei più conosciuti marchi di questo tipo è quello di Louis Vuitton (LV), divenuto iconico con il pattern ripetuto sui suoi prodotti;
  • Cifre. I rappresentanti di questa categoria non sono molti, ma il più famoso è il “46” del motociclista Valentino Rossi;
  • Colori. Ebbene sì, anche i colori possono essere registrati come marchio! L’azienda americana Pantone è maestra nella catalogazione e registrazione di nuove sfumature di colore, ma altrettanto degno di nota è l’esperimento riuscitissimo della “mucca lilla” di Milka, che ha definito così l’identità tutta virata verso il viola della marca;
  • Forma del prodotto o del suo confezionamento. In questi casi si può parlare sia di elementi bidimensionali che di elementi tridimensionali, che possono essere rappresentati rispettivamente dal motivo a quadrati ripetuti di Burberry e dalla forma della bottiglia di vetro della Coca-Cola;
  • Suoni. Più il mondo del marketing avanza, più si evolve, accettando al suo interno qualsiasi forma creativa che serva allo scopo di identificare un brand, proprio come nel caso di Netflix e del suo inconfondibile “Tu-dum”.

Logo, marchio e tanto altro ancora!

Speriamo che questo articolo sia stato utile per approfondire le significative differenze tra logo e marchio, entrambi elementi importanti per l’immagine di un’azienda.

Però, nel caso in cui i tuoi dubbi non si siano ancora diradati del tutto e volessi sapere qualcosa di più su questo argomento… continua a seguirci su Facebook, Instagram e LinkedIn per rimanere sempre aggiornato sul mondo del digital marketing grazie alla nostra Guida interattiva per imprenditori!

Alla prossima!

Digital Marketing

Marketing tradizionale vs
digital marketing

Benvenuto quest’oggi allo scontro del secolo! Prendi posto sugli spalti, sta per cominciare l’evento che tutti agognano di vedere. Finalmente verrà annunciato il vincitore indiscusso del mondo del marketing! Sul lato sinistro del ring abbiamo il marketing tradizionale, su quello destro il digital marketing.

Ecco, la campanella suona e i due sfidanti si fiondano al centro del ring! La prima azione è del digital marketing, che si prepara a scagliare un destro, ma il marketing tradizionale si prepara a sua volta con un gancio e…

Si stringono la mano?!

Che ti aspettavi, che se le dessero di santa ragione? Se la tua risposta è sì allora ti conviene continuare a leggere questo articolo.

Marketing tradizionale e marketing digitale: tutti i pro

Marketing tradizionale e digital marketing: cos’hanno in comune?

Prima di enunciare le differenze, capiamo piuttosto che cosa hanno in comune questi due tipi di marketing.

Entrambi sono strumenti utilizzati per vendere un prodotto o un servizio; entrambi sono utili per costruire una brand awareness attorno al prodotto pubblicizzato e per attirare clienti. Infine, lo scopo di tutte e due le tipologie di marketing è quello di fissare una strategia e raggiungere il target e l’obiettivo prestabiliti.

Allora, se la sostanza, il fine, il principio di fondo del marketing tradizionale e del digital marketing sono gli stessi… in cosa si differenziano? Be’, nelle modalità!

Le differenze tra marketing tradizionale e digital marketing

  • Per prima cosa, i loro canali di diffusione sono differenti. Il marketing tradizionale è ad appannaggio di stampa, televisione, manifesti e cartelloni, volantini, brochure, comunicati stampa. Il digital marketing, come dice il suo nome, si concentra su canali digitali attraverso l’utilizzo di siti internet e pagine social, grazie all’ausilio di strategie opportunamente approntate.
  • Il marketing tradizionale utilizza tecniche “outbound” di sponsorizzazione, cioè bombarda i potenziali clienti di pubblicità (ma vi ricordate quanto stressava nel 2020 la pubblicità di Vinted in TV?). Il digital marketing, invece, punta sull’”inbound” e cerca di attirare i suoi potenziali clienti: in pratica, fornisce agli utenti di internet (e potenziali clienti) dei contenuti significativi che li spingeranno, in seguito, a ricercare volontariamente il prodotto.
  • Il target del marketing tradizionale è soggetto a un flusso unidirezionale e non può rispondere direttamente agli stimoli che una pubblicità suscita in lui. Al contrario, il flusso del digital marketing è bidirezionale e consente al consumatore di dire la sua sul prodotto e di influenzarne la progettazione, la pubblicizzazione e la vendita.
  • Ultimo punto, ma non meno importante (anzi!): il digital marketing si distingue dal marketing tradizionale per la misurabilità dei dati. L’utilizzo di social media e siti internet permette di tracciare i movimenti degli utenti, ottenendo così informazioni sui contenuti più apprezzati, su quelli che hanno avuto maggiore visibilità e quelli più cercati dagli utenti, in modo tale da adattare il proprio target e ottimizzare i contenuti a seconda del gradimento del pubblico.
Superman che viene colpito

Quale dei due tipi di marketing scegliere?

Dopo tanto parlare, non siamo ancora arrivati al nocciolo della questione. Ti starai chiedendo: “Quale dei due tipi di marketing è migliore? Quale devo scegliere per far crescere la mia attività?”. Al che, noi rispondiamo con un’altra domanda: perché scegliere?

Con l’entrata in scena del progresso tecnologico e dell’era digitale è diventato fin da subito chiaro che le tecniche di marketing utilizzate fino ad allora sarebbero presto diventate insufficienti. Il digital marketing, perciò, si configura come la naturale evoluzione del marketing tradizionale e si è sviluppato per fornire alle aziende la possibilità di promuoversi in accordo con la nascita di nuovi canali di comunicazione.

Ma i canali di comunicazione tradizionali continuano a esistere: la gente guarda ancora la TV, i volantini e le brochure vengono ancora consultati e letti, i cartelloni pubblicitari occupano così tanto spazio visivo che ignorarli è impossibile.

In conclusione, “Two gust is megl che one”. È un caso che questa citazione sia diventata iconica grazie a una pubblicità veicolata tramite canali di marketing tradizionale? Assolutamente no, anzi, è la dimostrazione che il marketing tradizionale conserva la sua utilità e funziona ancora.

Vuoi saperne di più?

Se questo articolo ti è piaciuto, ti è stato utile e speri di poter approfondire la tua conoscenza sul mondo del marketing, continua a seguire la nostra “Guida interattiva per imprenditori”. Per rimanere sempre aggiornato, segui le nostre pagine Facebook, Instagram e LinkedIn, dove puoi lasciarci suggerimenti sugli argomenti che vorresti leggere nei prossimi articoli.

A presto!

Digital Marketing

Strategie di digital marketing:
a cosa servono?

Hai mai pensato di partire in vacanza con in dosso una bella camicia hawaiana e un cappello di paglia, senza bagagli, senza aver comunicato le tue giornate di ferie e senza aver prenotato il volo né una camera d’albergo? No? Allora immagina di farlo. Percepisci la sensazione di caos che proveresti in una situazione del genere? Ecco, questo è più o meno quello che succederebbe se gestissi i tuoi canali digital senza una buona strategia di digital marketing.

Per raggiungere dei risultati nel digital (ma vale in qualsiasi campo) bisogna programmare degli obiettivi a medio e lungo termine ed è necessario mettere in pratica una serie di azioni ben calibrate per raggiungerli. Vediamo insieme quali sono e a cosa servono.

Post-it con analisi strategie di marketing

Analisi del brand e del mercato

Sia che tu approdi per la prima volta sul web, che se possiedi già i tuoi canali digitali e vuoi rinnovarli, il primo passo da fare è guardarti intorno e fare un’analisi del mercato, studiare approfonditamente il nemic- ehm, il competitor. Ogni nuovo elemento ti può essere d’aiuto nel capire in che direzione muoverti, quando devi seguire l’esempio dei brand già presenti sul mercato e quando percorrere una strada originale e innovativa.

Oltre a conoscere l’ecosistema esterno, è di assoluta importanza porsi domande sulla situazione interna della tua azienda e dei suoi canali digitali. Hai un sito che assicuri una buona user experience all’utente? Qual è il posizionamento della tua pagina web nella pagina dei risultati di Google? Le tue pagine social sono attive, attirano una community interessata e partecipe?

Quando ogni domanda avrà la sua risposta sarai pronto per passare al livello successivo.

Definizione degli obiettivi

Per sapere in che direzione procedere hai bisogno prima di tutto di sapere dove hai intenzione di andare. E se il tuo mezzo di trasporto sono le strategie di digital marketing, la tua meta sono gli obiettivi che ti sarai posto.

È importante stabilire pochi obiettivi ma buoni, vicini alle tue possibilità, SMART. Dove SMART sta per:

  • Specific: specifici, ben delimitati nella loro sfera d’interesse, dettagliati e chiari;
  • Measurable: misurabili, cioè che possono essere misurati dalle metriche a tua disposizione;
  • Achievable: realizzabili con le risorse, gli strumenti e le abilità di cui disponi, oppure con quelli che puoi acquisire nel breve termine;
  • Relevant: pertinenti alla tua azienda e al tuo progetto;
  • Time-based: temporizzabili, cioè sviluppabili in un arco di tempo prestabilito che non sia d’intralcio al raggiungimento degli obiettivi aziendali nel loro insieme.
Obiettivi delle strategie di marketing: SMART

Chi è la tua buyer persona?

Adesso che hai chiaro cosa vuoi fare, devi capire anche a chi vuoi rivolgerti. Chi è la tua buyer persona, cioè il cliente-tipo del tuo prodotto? Quanti anni ha? Che lavoro fa? Come passa il tempo libero? È interessato alla categoria del tuo business? Di cosa ha bisogno, cosa desidera?

A seconda delle risposte che troverai, sarà facile capire come muoverti per raggiungere la tua buyer persona. È da questo momento in poi che il gioco si fa duro, ma tu sei un duro, no? E allora si comincia a giocare! Come un bravo investigatore privato, traccerai i dati dei tuoi utenti e cercherai di raggiungerli per farti dare direttamente da loro i dati utili alla loro profilazione (in gergo, questa procedura si chiama “generazione di contatti”).

I valori del tuo brand, i valori del tuo target

Prima ancora che per la qualità del tuo prodotto, gli utenti si approcceranno ai tuoi canali digitali perché si riconosceranno nei valori che proponi. E il loro affetto nei tuoi confronti crescerà man mano che riconosceranno che rispecchiano la tua realtà. Sapere quali sono i propri valori di riferimento è importante, in quanto essi definiscono la tua attività, differenziandola da quella dei competitor.

Per questo è di fondamentale importanza avere sul proprio sito la pagina “Chi siamo” e parlare diffusamente dei valori aziendali anche sui canali social o sulle newsletter rivolte ai tuoi clienti!

Comunicare nel modo più efficace

Entrare in un supermercato e mettersi a declamare con enfasi un canto dell’Inferno di Dante avrebbe più o meno lo stesso effetto di scrivere un post accademicamente curato su Instagram. Con questo non vogliamo dire che i social sono il luogo della superficialità, ma piuttosto che i contenuti devono essere adattati al canale comunicativo in cui vengono diffusi e al target a cui stai mirando. Se non lo farai, la tua presenza online verrà percepita come straniante e inopportuna.

Adottando i giusti metodi di comunicazione, il pubblico si sentirà più attratto al tuo business e sarà spinto a compiere un’azione (che va dal lasciare un mi piace, all’inviare un’email, all’acquistare un prodotto o un servizio). Perciò bisogna scegliere accuratamente i canali su cui si vogliono diffondere informazioni sui propri progetti e valori. A questo scopo è imprescindibile scegliere di volta in volta i contenuti che verranno apprezzati di più dal pubblico di quel determinato canale e al tone of voice con cui lo fai.

Creare contenuti non è facile come potrebbe sembrare, per questo è preferibile rivolgersi a figure esperte che forniscano i canali digitali di contenuti. Per curare i social network chiedi consiglio a un social media manager; per scrivere i testi da inserire nel tuo sito web o nel tuo blog affidati a un SEO Expert, la figura che più di tutte sa digitare i tasti giusti per portare il tuo sito in alto tra i risultati di ricerca. In questo modo aumenterai la tua brand awareness e creerai traffico verso i canali istituzionali aziendali.

Scritta "brand" su foglio

Monitorare i risultati per adeguare la strategia

Internet è un posto meraviglioso per tantissimi vantaggi ai quali ci ha dato accesso, tra i quali anche la misurabilità dei risultati. Monitorare quanta gente ha visto i nostri contenuti, ha interagito con essi, li ha graditi – e controllare anche quanti utenti hanno finalizzato un acquisto – è utilissimo per capire se le tue strategie di marketing hanno funzionato o meno.

Se non hanno avuto un buon riscontro, grazie ai dati raccolti puoi riconsiderare una nuova strategia da adottare. Se, invece, la strategia è andata bene, puoi capire in che modo perfezionarla per raggiungere vette sempre più alte. Ovviamente, ci sono delle tempistiche da rispettare: è consigliato studiare i dati su base trimestrale e annuale, per rimodellare gli obiettivi o le tattiche e raggiungere i risultati desiderati.

Vuoi conoscere altre strategie di digital marketing?

In questo articolo abbiamo elencato soltanto alcuni dei metodi più efficaci per condurre una strategia di digital marketing, e avremmo potuto dire anche di più. Se vuoi conoscere questo mondo in maniera più approfondita, la nostra “Guida interattiva per imprenditori” è ricca di articoli che fanno al caso tuo!

Per imparare pillole sempre nuove di digital marketing, seguici sulle nostre pagine Facebook, Instagram e LinkedIn.

Ci rivediamo nel prossimo articolo!

Digital Marketing

Titolare e Amministratore di una pagina Facebook:
conosci la differenza?

Anche se Facebook è il social network più usato in tutto il mondo, ci sono ancora molti dettagli che sfuggono alla conoscenza di chi si approccia ad aprire un account pubblicitario per la propria pagina aziendale. Per esempio, molti non sanno ancora quale differenza ci sia tra il Titolare e l’Amministratore di una pagina.

Facebook dà molta importanza a questo dettaglio che, a prima vista, potrebbe sembrare insignificante; invece è una delle informazioni necessarie da cui partire per gestire in tutta sicurezza la propria pagina social. 

Quindi, se Facebook tiene così tanto a questa differenza allora dovresti farlo anche tu!

La differenza tra titolare e amministratore di una pagina

Una volta creata una pagina Facebook o Instagram, il modo più efficiente per gestire l’account in maniera professionale è creare un Business Manager. Che cos’è questo strumento? È un tool gratuito di Facebook, una sorta di “pannello di controllo” grazie al quale è possibile coordinare tutti gli strumenti offerti da Meta per amministrare una determinata azienda.

Al Business Manager sono legate pagine, account pubblicitari, insights di crescita, pixel (strumento per la raccolta di dati statistici) e quant’altro serva per gestire i canali social di un brand. Potremmo quindi paragonare il Business Manager a un regno, il cui supervisore assoluto è colui che l’ha creato, che prende il nome di Titolare o Proprietario.

A sua volta, il Titolare può permettere a terzi di diventare “funzionari” del suo regno e accedere a tutte le funzioni del Business Manager per agire attivamente sulla pagina social, sulla gestione delle sponsorizzate e sul monitoraggio dei risultati: queste figure sono dette Amministratori e si trovano un gradino più sotto del Titolare.

Pertanto viene facile concludere che il Titolare è colui che ha potere decisionale su chi ha accesso a tutte le funzionalità legate alla propria pagina aziendale.

Perché è importante conoscere la differenza tra i due ruoli?

Di solito, i due ruoli dovrebbero coincidere con il Titolare dell’azienda o dal suo responsabile marketing, ma non tutte le imprese hanno la possibilità di gestire i social dall’interno. Perciò sono molti coloro che si rivolgono a persone esterne.

Si può trattare di un’agenzia di comunicazione, di un freelance o del famoso “cuggggino” che se la cava con i social, ma se hanno un minimo di competenza la prima cosa che faranno sarà assicurarsi che esista un Business Manager per controllare al meglio la pagina. Nel caso in cui non dovesse trovarlo, potrebbero succedere due cose:

  • Nel primo caso, dopo essere stato nominato amministratore, la persona che si sta occupando della gestione della pagina la assocerà al proprio Business Manager, diventandone a tutti gli effetti unico Titolare. In questo modo, una volta terminata la collaborazione, il legittimo proprietario non potrà accedere al Business Manager come Titolare e non potrà gestirlo né dare ad altri il permesso di amministrarlo;
  • Oppure il gestore momentaneo aiuterà il titolare dell’aziende a creare, tramite il suo profilo Facebook, un nuovo Business Manager (rendendo così il Titolare proprietario effettivo) e si assocerà come Amministratore; in tal caso, al termine della collaborazione la titolarità della pagina rimarrà al proprietario dell’azienda, che potrà disporne a suo piacimento.

La seconda opzione è, ovviamente quella più professionale e desiderabile per le aziende. Ma spesso, ignorando il ruolo fondamentale del Titolare del Business Manager, molti imprenditori non possono impedire che il prezioso regno del Business Manager gli venga sottratto.

C’è ancora molto da imparare…

In questo articolo abbiamo parlato della differenza tra Titolare e Amministratore di una pagina, così che nessuno si faccia prendere in contropiede in futuro. Ma il mondo del digital marketing è molto più intricato e noi non vediamo l’ora di analizzarlo a fondo! Allora non ti resta che seguirci su Facebook, Instagram e LinkedIn per rimanere sempre aggiornato sulla nostra “Guida interattiva per imprenditori” e disvelare poco per volta tutti i segreti del digital marketing!

Digital Marketing

Digital marketing:
cos’è e a cosa serve?

Se sei un imprenditore, ti sarà certamente capitato di sentire parlare di digital marketing e dei vantaggi che questo può portare alla tua azienda.

Nonostante le belle prospettive che ti hanno mostrato, vorresti capirne qualcosa in più per non finire in balia della prima agenzia di comunicazione che ti propone una strategia basata su paroloni incomprensibili.

Che fortuna! Sei capitato nel posto giusto! La nostra “Guida interattiva per imprenditori” saprà rispondere a ogni tuo interrogativo sul digital marketing e ti aiuterà a orientarti facilmente tra le più innovative tecniche di promozione online del tuo brand.

Ma partiamo dalle basi. La prima domanda da farsi è:

Cos’è il digital marketing?

A voler semplificare al massimo il concetto, il digital marketing non è altro che il marketing che tutti conosciamo benissimo, ma spostato su piattaforme online. Per esempio, un brand o un’attività non può pensare di fare digital marketing se non possiede un sito internet o dei canali social con cui rappresentarsi.

Va da sé che, cambiando i canali di comunicazione, sarà necessario utilizzare delle strategie di marketing diverse rispetto a quelle tradizionali. Giustamente ti starai chiedendo: “Ma sono davvero utili, queste strategie?”. Noi non possiamo che risponderti di sì (come farebbe un qualunque brand leader di settore), ma non pretendiamo che tu sia subito d’accordo.

Ma questa è una questione secondaria: prima occupiamoci di scoprire le mille sfaccettature del digital marketing.

Le componenti del digital marketing

  • Web marketing: la base del digital marketing, serve a far conoscere i propri prodotti o servizi in rete e ad attirare nuovi visitatori sui canali digitali;
  • Social marketing: serve per stabilire contatti e creare un legame con clienti, consumatori e (perché no?) anche con possibili futuri fruitori dei tuoi prodotti. Qui entrano in gioco i social: Instagram, Facebook, TikTok, LinkedIn – ma ne esistono anche molti altri, ognuno con pubblici e finalità differenti – che consentono un rapporto diretto con i consumatori. In questa categoria rientra anche il blog, il luogo in cui potrai tenere aggiornati i visitatori delle tue attività oppure offrire loro rubriche didattiche (come la nostra);
  • Email marketing: con questo trucchetto avrai un filo diretto con gli utenti realmente interessati alla tua azienda, perché ti hanno volontariamente comunicato il loro indirizzo email per restare in comunicazione con te e scoprire in anteprima promozioni, informazioni e novità. Questi utenti sono il tuo “tesssssoro”, il tuo target di riferimento, e devi tenertelo ben stretto;
  • Search Engine Optimization (SEO): è l’occhio dei motori di ricerca, che tutto vedono e tutto sanno. Vuoi fare bella figura davanti al signor Google? Allora crea un bel sito, riempilo di contenuti, carica delle belle foto e fatti aiutare da un esperto di SEO a ottimizzare il tutto. A lungo andare, questa strategia potrà portarti tra i primi sulla pagina dei risultati di ricerca senza mai utilizzare gli advertising di Google;
  • Search Engine Marketing (SEM): con questo nome si indicano tutte le attività a pagamento che servono per promuovere il proprio sito sui motori di ricerca. Per capirci meglio, sono tutte quelle pagine contrassegnate dalla dicitura “Annuncio” che si trovano alle prime posizioni nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca.

E quindi, qual è lo scopo del digital marketing?

Giustamente, dopo tanta teoria, c’è bisogno di pervenire alla pratica: alla fine della fiera, qual è lo scopo del digital marketing?

Potremmo dire che il digital marketing è una bella partita a freccette. Dove il bersaglio sei tu. E devi essere un bersaglio anche molto invitante, devi ardentemente desiderare di essere colpito. Ogni freccia porterà con sé molteplici significati:

  • Sei riuscito a trovare il pubblico adatto a te;
  • Hai saputo cogliere la sua attenzione;
  • Sei stato capace di mantenere vivo il suo interesse;
  • Le strategie che hai scelto di mettere in pratica stanno funzionando!

Ma c’è molto altro da scoprire…

Le componenti che abbiamo illustrato sono, per forza di cose, solo un assaggio della complessità di strumenti di cui il digital marketing si serve per essere efficace, ma sono le basi da cui partire per scalfire la superficie di questo ricchissimo argomento.

Se vuoi scoprire di più, non ti resta che seguirci su Facebook, Instagram e LinkedIn, dove pubblicheremo tutti gli aggiornamenti della nostra “Guida interattiva per imprenditori”.

Ti aspettiamo nel prossimo articolo!

Digital Marketing

Guida interattiva per imprenditori:
che cos’è?

Ti è mai passato per la testa di aprire un canale social per la tua attività? Hai cercato di smanettare con le impostazioni di Facebook e Instagram senza grandi risultati? Senti parlare di TikTok dappertutto e sei curioso di sapere come funziona? Oppure hai già contattato una digital agency che ti ha parlato di brand awareness, brand identity e strategie di comunicazione, ma desideri comprendere più a fondo il significato di questi termini?

La nostra “Guida interattiva per imprenditori” è nata proprio con questo scopo! Attraverso i nostri articoli, vogliamo aiutare chiunque ne abbia bisogno a conoscere i segreti del web marketing e a capirne le immense potenzialità.

Qui di seguito troverai l’elenco (sempre aggiornato) di tutti gli articoli della nostra guida. Troverai informazioni utili su come creare delle pagine social, come aumentare le vendite grazie all’advertising (o sponsorizzate che dir si voglia). Ci occuperemo anche di approfondire elementi di grafica (ad esempio cos’è un logo o perché è importante scegliere i colori giusti per rappresentare la propria azienda) e daremo piccole indicazioni sull’importanza di avere un buon sito web che rappresenti un brand.

Spulciali bene: qualunque domanda tu abbia, probabilmente noi abbiamo già dato una risposta!

Eventi

8 principi del Guerrilla marketing
da non perdere!

Facciamo riferimento al guerrilla marketing quando parliamo dell’insieme di tecniche di marketing non convenzionali per raggiungere obiettivi tradizionali che fanno leva sulla creatività e sull’effetto sorpresa. Queste tecniche sono utilizzate per stupire il cliente ed ottenere l’attenzione dei media.

L’obiettivo principale è quello di divulgare messaggi, idee, prodotti e marchi per innescare processi virali che permettano alla campagna di diffondersi rapidamente.

Nel corso del tempo gli utenti hanno sviluppato una certa indifferenza nei confronti dei messaggi pubblicitari che non colpiscono più la loro attenzione. Per riacquisire l’interesse degli utenti bisogna utilizzare strategie fuori dagli schemi, far abbassare i loro meccanismi di difesa e stupirli.

A questo punto i destinatari verranno coinvolti nell’operazione di guerriglia diffondendo a loro volta il messaggio, ad esempio con il passaparola, parlandone con i loro amici o condividendo la notizia sui social ed accrescendo la notorietà del brand.

Ma come nasce il guerriglia marketing? Da una teoria di Jay Conrad Levinson che individua otto principi:

  1. Il guerriglia marketing è uno strumento particolarmente adatto alle aziende che dispongono di budget limitati.
  2. L’investimento nel guerriglia marketing si basa sul tempo, l’energia e l’immaginazione invece che sul denaro. Il tempo è fondamentale perché, è necessario ideare un piano ben definito, programmando al meglio la nostra strategia e ricordando sempre qual è l’identità del brand e il target di riferimento. Inoltre non essendo un evento estemporaneo il fattore tempo è cruciale perché si parla di un evento che si reitera nel tempo e che ha un certo impatto sulla nostra azienda. L’energia e l’immaginazione sono necessarie per svolgere al meglio questa attività.
  3. È necessario misurare il successo o il fallimento di una campagna utilizzando come unità di misura il profitto.
  4. Ogni mese è necessario verificare il numero di nuove relazioni instaurate.
  5. È meglio creare uno standard incentrato su obiettivi specifici invece di diversificare l’offerta con svariati prodotti/servizi.
  6. Rafforzare la relazione con il cliente è più importante che acquisirne di nuovi.
  7. Dimenticare la competizione e concentrarsi sul modo di cooperare con altre tipologie di business. (Il guerriglia marketing deve essere sempre una combinazione di diversi metodi di marketing).
  8. Utilizzare le tecnologie esistenti come strumento per rafforzare il proprio marketing.

La sua teoria è riassumibile nei seguenti passaggi, che rappresentano le fasi essenziali del processo:

  • Pensare a cosa vogliamo che facciano i clienti.
  • Comprendere come raggiungere gli obiettivi prefissati, individuando quale è il vantaggio competitivo e la ‘unique selling proposition‘ ovvero in cosa ci differenziamo dai competitor.
  • Individuare il nostro target.
  • Individuare le nicchie: è più facile soddisfare i bisogni di un gruppo ristretto di persone e puntare a loro.
  • Identificare gli strumenti di marketing più adeguati alla tua impresa.
  • Avere sempre presente l’identità della tua azienda.
  • Stabilire il  budget.

Esistono diversi tipi di guerriglia marketing, è opportuno individuare quello che è più consono alle nostre scelte strategiche e alla nostra azienda.

Possiamo caratterizzarne sette:

  • Installazione: struttura fisica immobile e tridimensionale indipendente dallo spazio circostante.
  • Site Specific (ambient communication): modifica di uno spazio pubblico con un intervento visivo pensato per interagire con lo spazio circostante.
  • Performance: situazione mobile dove si sta svolgendo un’azione.
  • Happening: situazione mobile dove sta succedendo qualcosa che coinvolge il pubblico.
  • Media buzz (generare passaparola e reazione dei media): attirare l’attenzione dei media con una manovra pubblicitaria.
  • Street Art: graffiti e opere bidimensionali pitturate che non interagiscono con lo spazio circostante.
  • Eventi: flash mob ed eventi affini in cui i clienti sono partecipanti stessi di una performance.

Inoltre bisogna tener presente il luogo nel quale avverrà l’azione di guerriglia marketing perché potremmo dover pagare le concessioni degli spazi pubblici.

In base all’azione di guerriglia che decideremo di compiere, sceglieremo la strategia migliore e il luogo più adatto nel quale diffondere il nostro messaggio.

Per approfondire l’argomento, visita la nostra sezione dedicata ai servizi e contattaci.

Digital Marketing

Siti web

5 automazioni per aumentare le vendite
del tuo e-commerce

Se hai un e-commerce e vuoi aumentare la vendita o ti interessa alzare il guadagno che i tuoi utenti possono portarti nel tempo, queste 5 automazioni ti interesseranno.

Per prima cosa è necessario sapere che per aumentare le tue vendite hai bisogno di concentrarti su tutta la strategia di acquisizione, di post vendita e del customer care.

Quando acquisisci nuovi clienti devi aver cura di non perderli, ma come fidelizzarli? Grazie alle automazioni possiamo semplificare il customer care e implementare ed ottimizzare una strategia post vendita.

Le automazioni di cui parleremo ti permetteranno di: aumentare la fiducia dei clienti nei tuoi confronti premiandoli al momento giusto; rendere più semplice il processo di evasione degli ordini, premiando i clienti migliori; migliorare il Customer care. Vediamole insieme:

  1.  Click to chat di WhatsApp: con questa automazione potrai migliorare l’esperienza dell’utente e semplificare la vita a chi si occupa di rispondere alle domande degli utenti. È possibile inserire in ognuna delle pagine prodotto esistenti un bottone che rimanda alla chat di WhatsApp, una volta cliccato permetterà di entrare in contatto con il customer care. Il bottone inserito nelle pagine degli e-commerce apre la chat di WhatsApp, puoi inserire un’automazione utilizzando il tag manager e fare in modo che il customer care invece riceva un messaggio personalizzato che indichi la provenienza del click.
  2.  Fai gli auguri di buon compleanno: fai sentire i tuoi clienti speciali. Potresti creare un’email con un coupon o un regalo per il giorno del loro compleanno, darai loro un incentivo per acquistare da te. Ma come fare ad acquisire la data di nascita dei tuoi clienti? Grazie ad un Form di contatto o di iscrizione alla newsletter oppure creando un flusso dedicato che risponda a questa funzione. Dopo che l’utente ha cliccato, viene mandato in una landing page fatta direttamente su ActiveCampaign, dove c’è un Form che ha il solo scopo di raccogliere la data di nascita e aggiornare i dati di chi ha lasciato le informazioni. Nel giorno della sua nascita il cliente riceverà una mail di auguri insieme ad un coupon personalizzato. Tutto questo puoi farlo su ActiveCampaign, oppure usare su mailchimp un’automated email che ti permette di compiere la stessa azione.
  3. Premia i tuoi migliori clienti con un’automazione che utilizza come trigger il numero di acquisti effettuati: Ci sono clienti che effettuano moltissimi acquisti e vanno premiati. Potresti impostare email di ringraziamento in base al numero di acquisiti compiuti dal cliente (da 5 a 50 acquisti), il trigger che fa partire l’automazione è il numero di ordini effettuati.
  4. Premia i clienti che hanno comprato un numero specifico di ordini dal tuo e-commerce: potresti inviare un regalo personalizzato a tutti quei clienti che effettuano un numero specifico di acquisiti. Ad esempio potresti decidere di fare un bigliettino a mano, ma come comunicare questa iniziativa a chi si occupa di logistica? Crea un’automazione, che invece di scrivere al cliente, contatti direttamente il team logistica.
  5. Shopify e Manychat – Recupero carrello: Se hai uno shop su Spotify dovresti integrare una chat Messenger. Puoi utilizzare Manychat, quando un utente abbandona il carrello questo software ti perette di mandare un messaggio al cliente su Messenger e porgli delle domande su eventuali dubbi.

Queste 5 automazioni ti sono state utili? Scopri di più, consulta sul nostro sito i servizi che offriamo.

Contenuti social: quali sono i migliori?